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Wish You Were Here, la storia

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Wish You Were Here, la storia

“Ci dispiace Syd, le parti di chitarra sono già state completate”

 

Il 13 settembre 1975 viene pubblicato Wish you were here, il nono album dei Pink Floyd. La storia che accompagna l’uscita del nuovo lavoro è piuttosto interessante, dal momento che rappresenta un passaggio di ulteriore evoluzione della band britannica ed è ricco di nuovi concetti da sondare.
I Pink Floyd del periodo attraversano infatti una situazione particolare: da un lato, sono reduci dall’enorme successo mondiale ottenuto nel 1973 con The dark side of the moon; dall’altro, si trovano ad affrontare la problematica legata a Syd Barrett, che nel 1974 tenta per l’ultima volta di rientrare in studio di registrazione con esiti penosi, apparendo ormai completamente slegato dalla realtà comune.
Inoltre, lo stress accumulato con i lunghi ed estenuanti tour amplifica la tensione all’interno del gruppo logorando anche i rapporti tra i membri. Roger Waters inizia ad essere particolarmente nervoso ed irascibile nei confronti del pubblico, mentre David Gilmour descrive il periodo come estremamente confuso per l’assenza di nuovi stimoli dopo il raggiungimento della fama.
In sostanza, prende strada una riflessione sul senso di vuoto e mancanza di significato nella condizione umana che ispira un altro capolavoro. Wish you were here nasce così dalla sensazione di smarrimento nel non sapere più dove si sta andando, ma anche dall’ancora più forte necessità di amore che si fa spazio in quello stato di tormento e solitudine.
L’album è stato registrato a Londra negli studi di Abbey Road e contiene cinque tracce per 44 minuti di musica, con molte parti strumentali. Pink Floyd recording Wish You Were Here at Abbey Road 1975 by JFIl primo pezzo è Shine on you crazy diamond. “Continua a splendere diamante pazzo” è l’augurio rivolto dalla band a Syd Barrett, a cui il pezzo è stato dedicato. Barrett, infatti, era ormai lanciato in un viaggio verso il nulla, la sua mente si era irreparabilmente allontanata dal mondo reale e di lui non rimaneva che un signore con occhi senza luce. A questo proposito, uno degli avvenimenti più famosi occorsi durante le sedute di registrazione dell’album ha luogo il 5 giugno 1975: la band stava completando il missaggio finale di Shine on you crazy diamond, quando un uomo visibilmente sovrappeso, con la testa e le sopracciglia completamente rasate a zero e con in mano una busta di plastica della spesa, entra nella stanza. Waters, Wright e Gilmour inizialmente non lo riconoscono, ma presto si rendono conto che si tratta proprio di Syd Barrett.
sydAlla vista dell’ex compagno di band in quelle condizioni Waters scoppia in lacrime. Durante l’incontro Syd Barrett dichiara di essere pronto a dare il proprio contributo al disco suonando delle parti di chitarra, ma quando ascolta il mix di Shine on you crazy diamond non si mostra entusiasta, definendolo un pezzo “un po’ datato”. Secondo la testimonianza di Wright, una volta che Gilmour aveva completato la registrazione, Barrett si era alzato dalla sedia chiedendo quando avrebbe registrato la sua parte di chitarra. Ma la risposta della band è stata: “Ci dispiace Syd, le parti di chitarra sono già state completate”.
Poco tempo dopo, mentre presenzia al ricevimento nuziale di David Gilmour, Syd Barrett se ne va senza salutare, e nessuno dei membri del gruppo lo avrebbe mai più rivisto. Era chiaro che senza di lui probabilmente la band non sarebbe mai nata, ma con lui non avrebbe nemmeno potuto continuare a causa dei suoi problemi mentali sorti per l’abuso di droghe, in particolare LSD.
I pezzi seguenti dell’album sono Welcome to the Machine e Have a cigar. Questi rappresentano attacchi al mondo del music business e più in generale alla società industrializzata, e la loro tematica ben si sposa anche con il testo di Shine on you crazy diamond, così da fornire un adeguato accompagnamento alla storia dell’ascesa e declino di Barrett.
In Welcome to the Machine, “The Machine”, cioè “La Macchina”, è l’industria musicale rappresentata dalle avide majors discografiche che per sopravvivere si nutrono dei talenti di cantanti e gruppi emergenti. Il testo descrive infatti il dialogo che avviene tra un discografico arrogante ed un giovane cantante. Il manager discografico decide il destino del cantante, seguendo esclusivamente il criterio dell’assoluta esigenza di far soldi a scapito della qualità e della passione. Un’aspra critica è rivolta anche al mondo del giornalismo musicale.
Il tema viene poi ripreso in Have a cigar, nonostante dal punto di vista musicale le due canzoni si discostino notevolemente. Viene infatti descritto un discografico che, con il sigaro in bocca, promette successo e ricchezza imponendo al gruppo la realizzazione di un album e del successivo tour. È in realtà la descrizione dell’esperienza avuta dai Pink Floyd al momento della conclusione del primo contratto discografico con la EMI. Have a Cigar non ha un finale vero e proprio: all’improvviso il suono si riduce ad un volume bassissimo e con scarsa qualità audio. A questo punto si percepisce il rumore di una persona che entra in una stanza e che cambia la sintonizzazione della radio.
Qui inizia Wish you were here. L’album, infine, si chiude con il reprise di Shine on you crazy diamond.

La copertina dell’album e la sua confezione, elaborate dal fotografo e designer Storm Thorgerson, sono piuttosto sofisticate al fine di dare più forza alle tematiche di fondo del concept album che sono l’assenza e l’alienazione. youL’immagine frontale rappresenta due uomini in giacca e cravatta che si stringono la mano, mentre uno dei due brucia: la scena simboleggia quelle persone che preferiscono rinchiudersi nei propri sentimenti per paura di aprirsi agli altri e restarne scottati. La foto è stata immortalata a Los Angeles negli studi della Warner Bros, e nei primi tentativi di scatto il vento soffiava in direzione contraria tanto che il fuoco aveva lambito il volto e bruciato i baffi dello stuntman in fiamme.
wereIl retro di copertina mostra un rappresentante commerciale senza volto denominato “Floyd Salesman”, che, nelle parole di Thorgerson, “vende la propria anima nel deserto”. Le foto presenti all’interno dell’LP, invece, mostrano un velo ondeggiante in un ventoso boschetto del Norfolk e un nuotatore che si tuffa in un lago senza provocare il minimo movimento nell’acqua.
wishCome ultima mossa si decise di ricoprire l’album con un involucro nero opaco per suscitare una sensazione di freddezza, lontananza e distacco. Il simbolo stampato sulla confezione della busta è una stretta di mano tra due arti robotici che rappresenta l’ipocrisia dei gesti nel mercato della musica. Sullo sfondo dell’immagine appare la presenza dei quattro elementi costitutivi, ovvero fuoco, terra, aria e acqua.
Tutto ciò fa di Wish you were here un disco intriso di contenuti e significati, nonostante l’argomento portante sia proprio la mancanza di senso nella vita. I Pink Floyd descrivono un uomo alienato in un mondo ingiusto, in cui il peso delle iniquità e dei paradossi sociali allontana l’individuo dalla razionalità e dai suoi ideali. Ma è anche vero che proprio quei momenti di disorientamento ci fanno desiderare che qualcuno sia lì con noi per sentirci meglio.
Per cogliere ulteriori sfumature è sempre consigliabile leggere i testi e, senza dubbio, vale la pena spendere un po’ di tempo su questo disco che oltre alla musica restituisce agli ascoltatori idee e nuovi spunti di riflessione.