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Fabrizio De Andrè e l’Isola Paradiso a cura di Giovanni Gelsomino

deandQuesto libro su De Andrè non è una novità editoriale, non è neppure l’unico, ma è assolutamente degno di nota.
Ma questo volume è differente rispetto ad altri, perchè parla della vita di Fabrizio qui in Sardegna. Parla di un uomo con le pile scariche che cerca rifugio nelle cose semplici, pensando addirittura di darsi all’agricoltura. Sceglie la Sardegna, della quale si innamora perdutamente e nella quale ritrova se stesso.
In Sardegna ci passa gli ultimi 24 anni della sua vita, purtroppo non lunga. Una terra che sceglie come sua casa, nonostante il sequestro che lo ha coinvolto  insieme a sua moglie Dori Ghezzi.
 
“Quella in Sardegna è forse la vita migliore che un uomo possa augurarsi, una terra che dovrebbe coincidere con quella che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso”
 
Questo libro è un omaggio doveroso della Gallura al cantautore. Doveroso perché di De André e della Gallura poco si è parlato, come poco si è parlato dei suoi amici e del rapporto che lui aveva con la nostra terra che lo ha praticamente rigenerato, restituendogli quegli stimoli decisivi per ritrovare quella vena poetica che pareva averlo abbandonato.
Tante immagini, fotografie che ritraggono questo grande cantautore nella vita di ogni giorno, nella semplicità della vita che aveva scelto di avere.
 
“Io qui mi trovo benissimo. Mi sono innamorato della natura e della gente. Mi sento più contadino che musicista, questo è il mio porto, il mio punto d’arrivo, qui voglio vivere, diventare vecchio, vedere come la vita continua”
 
Una delle canzoni più significative della sua permanenza in Sardegna è certamente questa:
A

Hotel Supramonte

A
E se vai all’Hotel Supramonte e guardi il cielo,
Tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo,
E una lettera vera di notte, falsa di giorno,
E poi scuse accuse e scuse senza ritorno.
E ora viaggi, ridi, vivi o sei perduta
Nel tuo ordine discreto dentro il cuore,
 
Ma dove, dov’è il tuo amore.
Ma dove è finito il tuo amore.
 
 Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile.
Grazie a te ho una barca da scrivere, ho un treno da perdere,
E un invito all’Hotel Supramonte dove ho visto la neve,
Sul tuo corpo così dolce di fame, così dolce di sete.
Passerà anche questa stazione senza far male.
Passerà questa pioggia sottile come passa il dolore.
 
Ma dove, dov’è il tuo cuore.
Ma dove è finito il tuo cuore.
 
E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome.
Ora il tempo è un signore distratto, è un bambino che dorme.
Ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano,
Cosa importa se sono caduto, se sono lontano.
Perché domani sarà un giorno lungo e senza parole.
Perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole.
 
Ma dove, dov’è il tuo amore.
Ma dove è finito il tuo amore.
A
 
 
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