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1968-2018, dai Beatles a Ed Sheeran

1968-2018, dai Beatles a Ed Sheeran evidenza nuova

 

1968-2018, dai Beatles a Ed Sheeran

Cosa è cambiato in cinquanta anni di musica

Il 2018, ennesimo anno del nuovo millennio, celebra i cento anni di anniversario dalla fine della prima guerra mondiale, ma anche i cinquanta anni che ci separano dal 1968. Più che per un evento in particolare, il 1968 rappresenta una data simbolica per quello che ha rappresentato culturalmente all’interno di un secolo estremamente vario e ricco di trasformazioni quale è stato il Novecento.

Il decennio degli anni Sessanta, tra le altre cose, è stato infatti la culla di una rivoluzione culturale che ha attraversato trasversalmente l’intero pianeta ed ha raggiunto proprio nel 1968 uno dei sui momenti più significativi. La ricerca di nuove libertà e diritti, unita a messaggi di amore e tolleranza, ribellione e lotta al potere, era alla base della rinnovata visione dell’uomo e della società proposta dalle nuove generazioni dell’epoca. BEATLES

A questo proposito, è importante dire che tale corrente intellettuale non era isolata alla gente comune, ma si fondeva con l’esempio di personaggi divenuti simbolo dell’umanità e guida nell’affermazione di idee innovative a livello sociale. A testimonianza di quel periodo che ha lasciato un segno indelebile nella storia, restano così incise canzoni, libri, dipinti, fotografie e discorsi politici memorabili.

In quel contesto di fervore culturale e mutamento dell’immaginario comune, l’arte nelle sue varie forme possedeva infatti una certa potenza comunicativa. Nello specifico del campo della musica, i cantanti e i  musicisti avevano un ruolo chiave nell’alimentare la portata di certi messaggi e nel far pulsare gli ideali giovanili del tempo. Ecco che gli anni Sessanta hanno visto all’opera gruppi e solisti come Beatles, Doors, Pink Floyd, Beach Boys, Rolling Stones, Jimi Hendrix, Bob Dylan, solo per citare alcuni dei più famosi. Di questi artisti e dei loro lavori si è parlato in abbondanza e tutt’ora continuano ad influenzare gli appassionati. DYLAN

In sostanza, il mercato musicale era contrassegnato da voglia di sperimentare, ricerca di nuove sonorità, bisogno di trattare al pubblico tematiche sensibili che riguardavano l’uomo sia come individuo, sia nella sua collettività. Tutti questi aspetti si sono mantenuti vivi nei decenni successivi, ma sono divenuti col tempo più flebili, fino a lasciare una traccia indecisa e abbastanza spenta ai giorni nostri.

Si può affermare che il grande mutamento avvenuto nel mercato musicale moderno è dovuto principalmente all’innovazione del metodo di diffusione della musica, che ha poi condizionato anche la produzione, la creatività artistica ed i contenuti delle canzoni. PINK FLOYDLa musica del nuovo secolo, infatti, è stata profondamente influenzata dalla rivoluzione digitale e dall’affermazione di Internet e dell’MP3. Tale cambiamento ha comportato il declino del materiale tradizionale per la riproduzione della musica, rappresentato prima dal vinile negli anni ‘70, poi dalla musicassetta negli anni ’80 ed infine dal Compact Disk negli anni ‘90. Se prima il successo di una band o di un cantautore era determinato dalla quantità di dischi venduti, oggi viene calcolato ad esempio in base al numero di visualizzazioni dei loro videoclip su Youtube.

La rivoluzione digitale e l’avvento di Internet e dell’elettronica ha travolto quindi il mercato discografico, facendo diventare molto più comoda ed economica la possibilità di procurarsi la musica preferita da ascoltare o le ultime uscite. Il calo delle vendite dei CD non deve comunque trarre in inganno, perché in realtà la musica viene consumata ancor più di prima. La musica è dovunque: nelle radio, nelle televisioni, sia quelle musicali sia quelle tradizionali, e nella pubblicità. E poi nei supermercati, negli ascensori, nei negozi, nelle automobili, creando una sorta di colonna sonora costante che spesso diventa semplice rumore di fondo. ED SHEERAN

In tal modo, la musica perde valore e si trasforma in prodotto da catena di montaggio, con gruppi musicali pressoché tutti uguali, boy bands prodotte a tavolino con squadra e compasso per attirare gli adolescenti come mosche. Vendendo sempre meno dischi, infatti, l’industria musicale si è dovuta difendere, e ha iniziato a salvaguardare i propri bilanci puntando su altri elementi, come gadget, diritti radiofonici e televisivi, concerti. Il mercato discografico ha quindi concentrato il suo impegno su prodotti “usa e getta”, modellando una serie di gruppi e solisti in grado di entrare a far parte dell’immaginario dei ragazzi più per la bellezza fisica o per l’abbigliamento bizzarro che non per le doti musicali. BIEBER

Nella prospettiva della grande massa, poco incline ad una ricerca artistica approfondita, la musica in realtà è diventata secondaria, non necessariamente la parte più importante dell’insieme: l’immagine da esibire ha quasi superato la personalità, i gesti e le mosse da palcoscenico hanno oscurato l’essenza musicale più pura. Tra l’altro, anche l’espressione artistica attraverso l’immagine proposta dalle band ha subìto una sostanziale trasformazione rispetto al passato, passando da forma di libertà quasi sacra all’essere mera cura del look esasperata.

Il risultato di questo processo di standardizzazione nella produzione discografica, caratterizzata da poco incentivo dato all’originalità e dalla soppressione della creatività più genuina, può essere ricondotto anche alla manifestazione di contenuti piuttosto superficiali e tematiche scientemente votate più a scandalizzare che a suscitare interesse, mentre la potenza del messaggio è stata messa al servizio della voce di coloro in cerca di successo facile.

La faccia italiana della situazione internazionale non fa eccezione a questa tendenza ed il salto generazionale è ben evidente, con l’apparizione di un’ondata di rappers molto fumosi ma di poca sostanza, bellocci e bamboline varie. Il tutto condito da prodotti musicali che in questa fase non durano più di pochi giorni o un mese, prima di venire fagocitati e digeriti a ruota dalla nuova meteora di turno. SFERA

Attenzione, non si vuole ovviamente nascondere che esistono delle eccezioni, c’è chi sta fuori dal coro e si discosta notevolmente dalla rotta principale, ma per trovarlo e apprezzarlo spesso bisogna spesso utilizzare dei canali che la maggior parte della gente comune conosce poco o di cui ignora totalmente l’esistenza. Tale analisi riguarda infatti nello specifico la musica con cui veniamo bombardati dai classici mezzi di informazione, ovvero principalmente la televisione e la radio.

In conclusione, ben coscienti che la disamina proposta rappresenta solo una panoramica di fondo del variegato mondo della discografia e che ognuno dei temi accennati meriterebbe un approfondimento maggiore, risulta chiaro come la musica sia diventata fondamentalmente un prodotto da vendere e abbia perso gran parte del suo spirito originale, dal momento che gli artisti devono generalmente sottostare alle dinamiche predeterminate dal mercato e che, tra l’altro, alcuni di essi in questo mare ci sguazzano benissimo.13063_02

Se l’arte è lo specchio che riflette il periodo storico di una società e ne rappresenta il fulcro dell’espressione, appare evidente la necessità di riappropriarsi di nuovi contenuti, per poter dialogare e riflettere più sulla musica in senso tecnico e comunicativo, e non solo sul suo contorno colorato ma piuttosto vuoto.

In attesa di approfondire meglio alcuni dei punti proposti, suggeriamo qualche riferimento bibliografico sull’argomento.

  • Dal vinile a Internet: economia della musica tra tecnologia e diritti d’autore, a cura di Silva, G. Ramello, Torino 1999.
  • Dall’analogico al digitale: dal nastro magnetico all’MP3… quando la musica ha rinunciato al tempo, Soldati, Roma 2004.
  • Popular music. Dinamiche della musica leggera dalla comunicazione di massa alla rivoluzione digitale, Viscardi, Napoli 2004.