“Ad Abacrasta di vecchiaia non muore mai nessuno, l’agonia non ha fottuto mai un cristiano. Tutti gli uomini, arrivati a una certa età… si slacciano la cinghia e se la legano al collo. Le donne usano la fune.”

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Al bambino che chiede il perché, la nonna risponde solo che quando la Voce ti chiama, tu non puoi fare altro che ubbidire.
Ma un giorno, non si sa da dove, è arrivata in paese “una femmina cieca, coi capelli lucidi come ali di corvo e i piedi scalzi”: ha detto di chiamarsi Redenta Tiria, e disse di essere la figlia del sole. Da quel giorno la gente di Abacrasta ha smesso di impiccarsi.
In questo romanzo, l’autore, com’è solito fare, mischia alla perfezione italiano e lingua sarda. Quest’ultima viene utilizzata sempre nel punto giusto della narrazione, quando solo la lingua locale è in grado di rappresentare pienamente una situazione, un’immagine e un pensiero. Un libro crudo, a tratti grottesco, che attraverso le storie degli abitanti di Abacrasta, racconta con stupefacente molteplicità la condizione umana. Il messaggio che porta con sé questa misteriosa donna cieca, coi capelli lucidi come ali di corvo e i piedi scalzi, è di speranza. Una speranza che viene instillata laddove non c’è più.
Trovi i libri di Salvatore Niffoi, tra i quali l’ultima uscita Il venditore di metafore, qui alle Messaggerie Sarde.