a cura di Gesy Scassellati

CONFORT WOMEN, un termine che non conoscevo! E’ su questa vergogna della seconda guerra mondiale, con una scrittura semplice ma spietata, che si dipana la storia di due sorelle, pescatrici di perle nell’isola di Jeju, Sud Corea. Hana nel tentativo di salvare la sorella viene catturata e deportata dall’esercito giapponese in Manciuria e lì costretta a lavorare come confort woman. Ma Hana è una “figlia del mare” forte e tenace e farà di tutto per riconquistare la libertà. La sorellina Emi, scampata alla cattura dopo una vita di sensi di colpa e di dolore cercherà di scoprire la verità sulla sorte di Hana. Non mi è stato facile leggere questo libro perché i fatti tragici, tenuti nascosti per anni, mi hanno agghiacciato, sconvolto e indignato, ma credo che meriti una lettura per onorare le tante donne violate e abusate di tutto il mondo. Purtroppo è un’altra tessera da aggiungere al puzzle della nostra disumanità. Molto belle e poetiche le prime pagine del libro in cui si descrive il lavoro delle pescatrici di perle.

“L’esistenza delle comfort women è stata ammessa dal governo giapponese nel 1993, e solo nel 2015, è stato riconosciuto ufficialmente come crimine di guerra, per cui lo stato ha chiesto scusa e ha istituito un fondo monetario per le sopravvissute.”