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IL VINILE: NASCITA E RINASCITA

Il Vinile Nascita e Rinascita evidenza

IL VINILE: NASCITA E RINASCITA

Nella sua rotonda perfezione, il vinile rappresenta indubbiamente lo strumento più affascinante per l’ascolto della musica, sia per la bellezza dell’oggetto in sè, sia per la qualità del suono che è capace di riprodurre. Il disco in vinile è riconducibile ad un determinato periodo storico, quello degli anni Cinquanta e Sessanta, nel quale tale supporto ha visto raggiungere la sua massima gloria, con la pazza corsa nei negozi di musica di giovani ed appassionati per acciuffare l’ultima uscita dell’artista preferito.

In realtà, le origni del giradischi possono essere fatte risalire al 1853, quando uno stampatore parigino iniziò a collaudare una serie di incisioni destinate a illustrare un manuale di fisica. Nell’esaminare quelle illustrazioni Edouard-Leon Scott de Martinville si imbattè in un disegno anatomico dell’interno dell’orecchio umano ed iniziò a chiedersi se fosse possbile creare un dispositivo meccanico basato sul principio di funzionamento dell’orecchio, in grado di registrare i suoni.

Nel 1857 egli presentò il fonoautografo, ovvero una macchina pioneristica che usava una specie di tromba per raccogliere il suono che poi passava attraverso una membrana elastica collegata a uno stilo. La rudimentale puntina creava un’impressione su carta o vetro anneriti con il fumo, registrando effettivamente il suono come forma di onda visiva. Nel 2008 gli scienziati hanno trasformato le incisioni in onde sonore di Scott de Martinville in suoni reali, da cui uscì la voce dell’autore che cantava per venti secondi la canzone popolare francese “Au claire de la lune”.

Successivamente, grandi menti, a partire da quella di Thomas Edison, si dedicarono al perfezionamento di un macchinario per la registrazione e riproduzione dei suoni, fino a che nel 1887 Emile Berliner brevettò il grammofono. Da quel momento si è assistito ad una crescente ascesa dell’industria discografica, mentre dopo la fine della seconda guerra mondiale le etichette discografiche e i produttori di hardware raddoppiarono i loro sforzi per ottenere un prodotto meccanico di successo.

Nel 1955 la Phico introdusse la serie di fonografi a transistor, ovvero dei giradischi portatili alimentati a batteria e dal costo accessibile per le famiglie e i ragazzi. In tal modo, anche la muscia pop ha iniziato ad diventare sempre più interessante ed ha acquisito sempre maggiore importanza all’interno della vita quotidiana. L’esplosione contemporanea dei grandi artisti dell’epoca ha infine creato tutto quel mondo discografico e musicale che con la sua evoluzione è arrivato fino ai giorni nostri.

Senz’altro, col tempo, l’avvento di nuove tecnologie, molto più comode da utilizzare per i costi notevolmente inferiori e le dimensioni ridotte degli apparecchi, hanno soppiantato lentamente il giradischi ed i cari 33 giri, che spesso sono diventati meri pezzi da arredamento lasciati mestamente a prendere polvere su qualche mobile o angoliera.

In particolare la diffusione di Internet ha completamente stravolto l’intero mercato musicale, e le collezioni di dischi sono diventate degli archivi elettronici dalle dimensioni sterminate stippati negli hard disk dei nostri computer.

In effetti, da un lato questa evoluzione tecnologica ha permesso di avere accesso alla musica costantemente, stando tranquillamente seduti a casa o camminando per strada con lo smartphone, dall’altro ha tolto il gusto di andare alla ricerca della musica che vogliamo davvero ascoltare e la conseguente possibilità di avere una collezione tangibile, magari ristretta ma molto intima e personale, non solo quindi un enorme magazzino di gigabyte che resta al contrario impalpabile e meno soddisfacente da possedere e far suonare.

Forse è anche per questo motivo che negli ultimi tempi si sta assisentendo ad una graduale rinascita del vinile, grazie al riaccendersi dell’interesse per la musica da collezionare e da poter ascoltare nuovamente con impianti di qualità ed esteticamente godibili.

Come testo consigliato, dal quale ci siamo ispirati per questa riflessione, suggeriamo “Il manuale del vinile“, di Matt Anniss e Patrick Fuller, Edizioni LSWR.

manuale del vinile

Il volume, oltre a ripercorrere nei dettagli tutte le vicende storiche, le numerose e divertenti curiosità legate al vinile, è suddiviso per approfondimenti tematici e spiegazioni tecniche. In particolare, come riscontrabile dall’indice al suo interno, il libro è composto da sei capitoli: il giradischi; ampli, diffusori e mixer; la sorgente sonora; la cultura del vinile; tecnica del vinile; la risorsa vinile. Infine, un’appendice dal titolo “per saperne di più”.

 

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Wish You Were Here, la storia

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Wish You Were Here, la storia

“Ci dispiace Syd, le parti di chitarra sono già state completate”

 

Il 13 settembre 1975 viene pubblicato Wish you were here, il nono album dei Pink Floyd. La storia che accompagna l’uscita del nuovo lavoro è piuttosto interessante, dal momento che rappresenta un passaggio di ulteriore evoluzione della band britannica ed è ricco di nuovi concetti da sondare.
I Pink Floyd del periodo attraversano infatti una situazione particolare: da un lato, sono reduci dall’enorme successo mondiale ottenuto nel 1973 con The dark side of the moon; dall’altro, si trovano ad affrontare la problematica legata a Syd Barrett, che nel 1974 tenta per l’ultima volta di rientrare in studio di registrazione con esiti penosi, apparendo ormai completamente slegato dalla realtà comune.
Inoltre, lo stress accumulato con i lunghi ed estenuanti tour amplifica la tensione all’interno del gruppo logorando anche i rapporti tra i membri. Roger Waters inizia ad essere particolarmente nervoso ed irascibile nei confronti del pubblico, mentre David Gilmour descrive il periodo come estremamente confuso per l’assenza di nuovi stimoli dopo il raggiungimento della fama.
In sostanza, prende strada una riflessione sul senso di vuoto e mancanza di significato nella condizione umana che ispira un altro capolavoro. Wish you were here nasce così dalla sensazione di smarrimento nel non sapere più dove si sta andando, ma anche dall’ancora più forte necessità di amore che si fa spazio in quello stato di tormento e solitudine.
L’album è stato registrato a Londra negli studi di Abbey Road e contiene cinque tracce per 44 minuti di musica, con molte parti strumentali. Pink Floyd recording Wish You Were Here at Abbey Road 1975 by JFIl primo pezzo è Shine on you crazy diamond. “Continua a splendere diamante pazzo” è l’augurio rivolto dalla band a Syd Barrett, a cui il pezzo è stato dedicato. Barrett, infatti, era ormai lanciato in un viaggio verso il nulla, la sua mente si era irreparabilmente allontanata dal mondo reale e di lui non rimaneva che un signore con occhi senza luce. A questo proposito, uno degli avvenimenti più famosi occorsi durante le sedute di registrazione dell’album ha luogo il 5 giugno 1975: la band stava completando il missaggio finale di Shine on you crazy diamond, quando un uomo visibilmente sovrappeso, con la testa e le sopracciglia completamente rasate a zero e con in mano una busta di plastica della spesa, entra nella stanza. Waters, Wright e Gilmour inizialmente non lo riconoscono, ma presto si rendono conto che si tratta proprio di Syd Barrett.
sydAlla vista dell’ex compagno di band in quelle condizioni Waters scoppia in lacrime. Durante l’incontro Syd Barrett dichiara di essere pronto a dare il proprio contributo al disco suonando delle parti di chitarra, ma quando ascolta il mix di Shine on you crazy diamond non si mostra entusiasta, definendolo un pezzo “un po’ datato”. Secondo la testimonianza di Wright, una volta che Gilmour aveva completato la registrazione, Barrett si era alzato dalla sedia chiedendo quando avrebbe registrato la sua parte di chitarra. Ma la risposta della band è stata: “Ci dispiace Syd, le parti di chitarra sono già state completate”.
Poco tempo dopo, mentre presenzia al ricevimento nuziale di David Gilmour, Syd Barrett se ne va senza salutare, e nessuno dei membri del gruppo lo avrebbe mai più rivisto. Era chiaro che senza di lui probabilmente la band non sarebbe mai nata, ma con lui non avrebbe nemmeno potuto continuare a causa dei suoi problemi mentali sorti per l’abuso di droghe, in particolare LSD.
I pezzi seguenti dell’album sono Welcome to the Machine e Have a cigar. Questi rappresentano attacchi al mondo del music business e più in generale alla società industrializzata, e la loro tematica ben si sposa anche con il testo di Shine on you crazy diamond, così da fornire un adeguato accompagnamento alla storia dell’ascesa e declino di Barrett.
In Welcome to the Machine, “The Machine”, cioè “La Macchina”, è l’industria musicale rappresentata dalle avide majors discografiche che per sopravvivere si nutrono dei talenti di cantanti e gruppi emergenti. Il testo descrive infatti il dialogo che avviene tra un discografico arrogante ed un giovane cantante. Il manager discografico decide il destino del cantante, seguendo esclusivamente il criterio dell’assoluta esigenza di far soldi a scapito della qualità e della passione. Un’aspra critica è rivolta anche al mondo del giornalismo musicale.
Il tema viene poi ripreso in Have a cigar, nonostante dal punto di vista musicale le due canzoni si discostino notevolemente. Viene infatti descritto un discografico che, con il sigaro in bocca, promette successo e ricchezza imponendo al gruppo la realizzazione di un album e del successivo tour. È in realtà la descrizione dell’esperienza avuta dai Pink Floyd al momento della conclusione del primo contratto discografico con la EMI. Have a Cigar non ha un finale vero e proprio: all’improvviso il suono si riduce ad un volume bassissimo e con scarsa qualità audio. A questo punto si percepisce il rumore di una persona che entra in una stanza e che cambia la sintonizzazione della radio.
Qui inizia Wish you were here. L’album, infine, si chiude con il reprise di Shine on you crazy diamond.

La copertina dell’album e la sua confezione, elaborate dal fotografo e designer Storm Thorgerson, sono piuttosto sofisticate al fine di dare più forza alle tematiche di fondo del concept album che sono l’assenza e l’alienazione. youL’immagine frontale rappresenta due uomini in giacca e cravatta che si stringono la mano, mentre uno dei due brucia: la scena simboleggia quelle persone che preferiscono rinchiudersi nei propri sentimenti per paura di aprirsi agli altri e restarne scottati. La foto è stata immortalata a Los Angeles negli studi della Warner Bros, e nei primi tentativi di scatto il vento soffiava in direzione contraria tanto che il fuoco aveva lambito il volto e bruciato i baffi dello stuntman in fiamme.
wereIl retro di copertina mostra un rappresentante commerciale senza volto denominato “Floyd Salesman”, che, nelle parole di Thorgerson, “vende la propria anima nel deserto”. Le foto presenti all’interno dell’LP, invece, mostrano un velo ondeggiante in un ventoso boschetto del Norfolk e un nuotatore che si tuffa in un lago senza provocare il minimo movimento nell’acqua.
wishCome ultima mossa si decise di ricoprire l’album con un involucro nero opaco per suscitare una sensazione di freddezza, lontananza e distacco. Il simbolo stampato sulla confezione della busta è una stretta di mano tra due arti robotici che rappresenta l’ipocrisia dei gesti nel mercato della musica. Sullo sfondo dell’immagine appare la presenza dei quattro elementi costitutivi, ovvero fuoco, terra, aria e acqua.
Tutto ciò fa di Wish you were here un disco intriso di contenuti e significati, nonostante l’argomento portante sia proprio la mancanza di senso nella vita. I Pink Floyd descrivono un uomo alienato in un mondo ingiusto, in cui il peso delle iniquità e dei paradossi sociali allontana l’individuo dalla razionalità e dai suoi ideali. Ma è anche vero che proprio quei momenti di disorientamento ci fanno desiderare che qualcuno sia lì con noi per sentirci meglio.
Per cogliere ulteriori sfumature è sempre consigliabile leggere i testi e, senza dubbio, vale la pena spendere un po’ di tempo su questo disco che oltre alla musica restituisce agli ascoltatori idee e nuovi spunti di riflessione.

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1968-2018, dai Beatles a Ed Sheeran

1968-2018, dai Beatles a Ed Sheeran evidenza nuova

 

1968-2018, dai Beatles a Ed Sheeran

Cosa è cambiato in cinquanta anni di musica

Il 2018, ennesimo anno del nuovo millennio, celebra i cento anni di anniversario dalla fine della prima guerra mondiale, ma anche i cinquanta anni che ci separano dal 1968. Più che per un evento in particolare, il 1968 rappresenta una data simbolica per quello che ha rappresentato culturalmente all’interno di un secolo estremamente vario e ricco di trasformazioni quale è stato il Novecento.

Il decennio degli anni Sessanta, tra le altre cose, è stato infatti la culla di una rivoluzione culturale che ha attraversato trasversalmente l’intero pianeta ed ha raggiunto proprio nel 1968 uno dei sui momenti più significativi. La ricerca di nuove libertà e diritti, unita a messaggi di amore e tolleranza, ribellione e lotta al potere, era alla base della rinnovata visione dell’uomo e della società proposta dalle nuove generazioni dell’epoca. BEATLES

A questo proposito, è importante dire che tale corrente intellettuale non era isolata alla gente comune, ma si fondeva con l’esempio di personaggi divenuti simbolo dell’umanità e guida nell’affermazione di idee innovative a livello sociale. A testimonianza di quel periodo che ha lasciato un segno indelebile nella storia, restano così incise canzoni, libri, dipinti, fotografie e discorsi politici memorabili.

In quel contesto di fervore culturale e mutamento dell’immaginario comune, l’arte nelle sue varie forme possedeva infatti una certa potenza comunicativa. Nello specifico del campo della musica, i cantanti e i  musicisti avevano un ruolo chiave nell’alimentare la portata di certi messaggi e nel far pulsare gli ideali giovanili del tempo. Ecco che gli anni Sessanta hanno visto all’opera gruppi e solisti come Beatles, Doors, Pink Floyd, Beach Boys, Rolling Stones, Jimi Hendrix, Bob Dylan, solo per citare alcuni dei più famosi. Di questi artisti e dei loro lavori si è parlato in abbondanza e tutt’ora continuano ad influenzare gli appassionati. DYLAN

In sostanza, il mercato musicale era contrassegnato da voglia di sperimentare, ricerca di nuove sonorità, bisogno di trattare al pubblico tematiche sensibili che riguardavano l’uomo sia come individuo, sia nella sua collettività. Tutti questi aspetti si sono mantenuti vivi nei decenni successivi, ma sono divenuti col tempo più flebili, fino a lasciare una traccia indecisa e abbastanza spenta ai giorni nostri.

Si può affermare che il grande mutamento avvenuto nel mercato musicale moderno è dovuto principalmente all’innovazione del metodo di diffusione della musica, che ha poi condizionato anche la produzione, la creatività artistica ed i contenuti delle canzoni. PINK FLOYDLa musica del nuovo secolo, infatti, è stata profondamente influenzata dalla rivoluzione digitale e dall’affermazione di Internet e dell’MP3. Tale cambiamento ha comportato il declino del materiale tradizionale per la riproduzione della musica, rappresentato prima dal vinile negli anni ‘70, poi dalla musicassetta negli anni ’80 ed infine dal Compact Disk negli anni ‘90. Se prima il successo di una band o di un cantautore era determinato dalla quantità di dischi venduti, oggi viene calcolato ad esempio in base al numero di visualizzazioni dei loro videoclip su Youtube.

La rivoluzione digitale e l’avvento di Internet e dell’elettronica ha travolto quindi il mercato discografico, facendo diventare molto più comoda ed economica la possibilità di procurarsi la musica preferita da ascoltare o le ultime uscite. Il calo delle vendite dei CD non deve comunque trarre in inganno, perché in realtà la musica viene consumata ancor più di prima. La musica è dovunque: nelle radio, nelle televisioni, sia quelle musicali sia quelle tradizionali, e nella pubblicità. E poi nei supermercati, negli ascensori, nei negozi, nelle automobili, creando una sorta di colonna sonora costante che spesso diventa semplice rumore di fondo. ED SHEERAN

In tal modo, la musica perde valore e si trasforma in prodotto da catena di montaggio, con gruppi musicali pressoché tutti uguali, boy bands prodotte a tavolino con squadra e compasso per attirare gli adolescenti come mosche. Vendendo sempre meno dischi, infatti, l’industria musicale si è dovuta difendere, e ha iniziato a salvaguardare i propri bilanci puntando su altri elementi, come gadget, diritti radiofonici e televisivi, concerti. Il mercato discografico ha quindi concentrato il suo impegno su prodotti “usa e getta”, modellando una serie di gruppi e solisti in grado di entrare a far parte dell’immaginario dei ragazzi più per la bellezza fisica o per l’abbigliamento bizzarro che non per le doti musicali. BIEBER

Nella prospettiva della grande massa, poco incline ad una ricerca artistica approfondita, la musica in realtà è diventata secondaria, non necessariamente la parte più importante dell’insieme: l’immagine da esibire ha quasi superato la personalità, i gesti e le mosse da palcoscenico hanno oscurato l’essenza musicale più pura. Tra l’altro, anche l’espressione artistica attraverso l’immagine proposta dalle band ha subìto una sostanziale trasformazione rispetto al passato, passando da forma di libertà quasi sacra all’essere mera cura del look esasperata.

Il risultato di questo processo di standardizzazione nella produzione discografica, caratterizzata da poco incentivo dato all’originalità e dalla soppressione della creatività più genuina, può essere ricondotto anche alla manifestazione di contenuti piuttosto superficiali e tematiche scientemente votate più a scandalizzare che a suscitare interesse, mentre la potenza del messaggio è stata messa al servizio della voce di coloro in cerca di successo facile.

La faccia italiana della situazione internazionale non fa eccezione a questa tendenza ed il salto generazionale è ben evidente, con l’apparizione di un’ondata di rappers molto fumosi ma di poca sostanza, bellocci e bamboline varie. Il tutto condito da prodotti musicali che in questa fase non durano più di pochi giorni o un mese, prima di venire fagocitati e digeriti a ruota dalla nuova meteora di turno. SFERA

Attenzione, non si vuole ovviamente nascondere che esistono delle eccezioni, c’è chi sta fuori dal coro e si discosta notevolmente dalla rotta principale, ma per trovarlo e apprezzarlo spesso bisogna spesso utilizzare dei canali che la maggior parte della gente comune conosce poco o di cui ignora totalmente l’esistenza. Tale analisi riguarda infatti nello specifico la musica con cui veniamo bombardati dai classici mezzi di informazione, ovvero principalmente la televisione e la radio.

In conclusione, ben coscienti che la disamina proposta rappresenta solo una panoramica di fondo del variegato mondo della discografia e che ognuno dei temi accennati meriterebbe un approfondimento maggiore, risulta chiaro come la musica sia diventata fondamentalmente un prodotto da vendere e abbia perso gran parte del suo spirito originale, dal momento che gli artisti devono generalmente sottostare alle dinamiche predeterminate dal mercato e che, tra l’altro, alcuni di essi in questo mare ci sguazzano benissimo.13063_02

Se l’arte è lo specchio che riflette il periodo storico di una società e ne rappresenta il fulcro dell’espressione, appare evidente la necessità di riappropriarsi di nuovi contenuti, per poter dialogare e riflettere più sulla musica in senso tecnico e comunicativo, e non solo sul suo contorno colorato ma piuttosto vuoto.

In attesa di approfondire meglio alcuni dei punti proposti, suggeriamo qualche riferimento bibliografico sull’argomento.

  • Dal vinile a Internet: economia della musica tra tecnologia e diritti d’autore, a cura di Silva, G. Ramello, Torino 1999.
  • Dall’analogico al digitale: dal nastro magnetico all’MP3… quando la musica ha rinunciato al tempo, Soldati, Roma 2004.
  • Popular music. Dinamiche della musica leggera dalla comunicazione di massa alla rivoluzione digitale, Viscardi, Napoli 2004.

James Vernon Taylor – Biografia

James Vernon Taylor

James Taylor: “Ero proprio lì quel giorno e il mio cuore tornò a vivere”

James Taylor Messaggerie Sarde

James Vernon Taylor nasce a Boston il 12 marzo 1948, quando il mondo, appena libero dalle estenuanti fatiche della seconda guerra mondiale, respira già i venti della guerra fredda che soffiano sempre più intensamente dall’Est e dall’Ovest del pianeta. In questa atmosfera, l’alternanza tra profonde inquietudini e nuove speranze lo accompagna durante tutta la sua vita personale, riflettendosi nei toni e nelle sfumature del suo nobile cantautorato.
La cittadina di Chapel Hill, in Nord Carolina, è il luogo d’infanzia dove inizia a muovere i suoi primi passi nel mondo della musica studiando violoncello, particolarmente incoraggiato dalla madre che era soprano. Nel 1960, a dodici anni, decide però di dedicarsi esclusivamente alla chitarra, abbandonando la scuola e formando una band con suo fratello Alex. Proprio in questi anni di adolescenza sperimenta la sua prima crisi esistenziale ed è costretto al ricovero in un ospedale psichiatrico per curarsi da una forma di depressione. Non arrendendosi di fronte ai travagli interiori riesce a tornare sui suoi passi e ad ottenere il diploma durante il soggiorno in ospedale.
Dopo il raggiungimento di questo traguardo si iscrive alla Milton Academy dove incontra Danny Kortchmar, James Taylor Messaggerie Sardecol quale forma il gruppo “The Flying Machine” ed incide Brighten Your Night with My Day, un singolo che però riscontra scarso successo.
La ricerca di opportunità per emergere come musicista lo conduce a New York, ma il trasferimento nell’enorme e spersonalizzante metropoli è per lui estremamente traumatico.
Infatti, proprio tra le vie dove il sogno americano prende forma, James Taylor diventa tossicodipendente da eroina.
In quella che sembra una deriva senza uscita riesce ancora una volta a trovare una luce: il padre, dopo una disperata telefonata, decide di recarsi a New York per riportarlo a Chapel Hill. Si tratta di un vero e proprio salvataggio che diventa un nuovo punto di partenza nella sua vita. Infatti, oltre al padre, il cui aiuto verrà celebrato da Taylor nelle sue successive composizioni, anche il destino gli tende una mano. Nello specifico, la mano in questione spunta a Londra nel 1968 durante una visita nella capitale britannica, ed è quella di un suo amico che aveva suonato per il duo “Peter&Gordon”: questi gli presenta il Peter del duo, che di cognome fa Asher, fratello della allora fidanzata di Paul McCartney. A riprova di quando possano contare le semplici conoscenze intrecciate all’opera del fato, Peter Asher riesce a fargli ottenere un’audizione per la Apple Records dei Beatles.
James Taylor Messaggerie SardeIn una piccola stanza della Apple, alla presenza di Peter Asher, Paul McCartney e George Harrison, James Taylor sceglie di far ascoltare Something in the Way She Moves, che poi ispirerà George Harrison proprio per la sua Something. Il brano piace ai due Beatles, e Paul
McCartney chiede la produzione di un disco a cui collaborano anche lui e George Harrison.
L’album, però, non ha immediato successo e, ancora peggio, Taylor deve tornare negli Stati Uniti per combattere la dipendenza dalle droghe divenuta nel frattempo più forte. Quando le sue condizioni migliorarono riesce ad esibirsi per qualche serata, ma nel 1969 ha un incidente motociclistico che gli procura fratture multiple alle mani e gli impedisce di suonare per diversi mesi.
Ma per lui, il punto fermo da cui ripartire dopo problemi e sventure è sempre lo stesso: la musica. Dopo le sofferenze patite, infatti, Taylor trova negli anni Settanta il momento che decreta la sua consacrazione come cantautore. Nel 1970, con l’uscita dell’album Sweet Baby James ottiene il successo sperato, tanto da far rivalutare anche i suoi precedenti lavori. In questi anni il suo stile folk diventa inconfondibile, caratterizzato da una fine tecnica chitarristica che unisce dolci arpeggi a testi malinconici, nei quali l’oscurità che cala alla sera non ha ancora inghiottito del tutto il desiderio di una nuova alba. Un raggio di positività e fiducia che emerge dal buio e non svanisce di fronte alle opprimenti difficoltà, quel barlume di luce a cui bisogna restare aggrappati per vincere i momenti di sconforto e rassegnazione. Taylor parla di luoghi, paesaggi, sentimenti e stati d’animo, raccontando se stesso e l’America che andava trasformandosi. I suoi successivi album, tra qualche delusione e numerosi premi, ottengono nel complesso un notevole successo, attirando nuovi estimatori anche al di fuori degli Stati Uniti.
Pubblica l’album Mud Slide Slim and the Blue Horizon e si dedica anche al cinema insieme a Dennis Wilson dei Beach Boys, per una breve apparizione senza gloria sul grande schermo con il film Strada a doppia corsia.
James Taylor Messaggerie SardeIl 3 novembre 1972 sposa la sua collega compositrice Carly Simon dalla quale ha due figli, mentre gli album successivi oscillano tra alcune delusioni e numerosi premi. Dopo aver collaborato con Art Garfunkel ed essersi brevemente dedicato a Broadway, Taylor prende una pausa di due anni, per poi riapparire con un altro successo rappresentato dall’album Flag. La sua assenza dalla vita famigliare per gli impegni dettati dalle tournée mondiali, determina però una grave crisi sentimentale con la moglie che porta alla separazione della coppia nel 1983.
Nonostante i riconoscimenti ricevuti, la sua carriera all’inizio degli anni Ottanta è nuovamente in bilico: i problemi di tossicodipendenza, il naufragio del matrimonio, il calo di popolarità delle sue canzoni e le pressioni dei produttori lo conducono a voler abbandonare la vita da musicista.
James Taylor dichiara di volersi ritirare dalle scene nel 1985, non prima però di aver onorato l’ultimo accordo contrattuale che prevede la sua esibizione nel concerto “Rock in Rio”.
Dovendo salire sul palco nella serata di Ozzy Osburne crede di trovare un pubblico ostile al genere da lui interpretato, ma l’accoglienza che gli viene riservata da parte del pubblico è
estremamente calorosa. Il momento è per lui talmente significativo che nel pezzo Only a Dream in Rio, composto in seguito, scrive a riguardo “I was there that very day and my heart came back alive”, ovvero: ero proprio lì quel giorno, e il mio cuore tornò a vivere. In questa strofa si potrebbe racchiudere lo spirito che lo ha pervaso durante i periodi di acute crisi e rinnovato conforto, rapide discese e ripide risalite.
James Taylor Messaggerie SardePer quanto sia stato segnato dai drammi della depressione e della tossicodipendenza, il suo successo è dovuto anche al non essersi lasciato scivolare nell’oblio, conservando sempre quella sana speranza negli affetti e nei valori più puri che da rifugio all’animo permettendogli di resistere e fortificarsi. James Taylor continua ancora oggi a suonare fedele al suo stile e, mentre si appresta a celebrare il suo settantesimo compleanno, ripropone i suoi grandi successi con nuovi tour in giro per il mondo e sarà in concerto anche in Italia con tre date il 20, 22 e 23 Luglio rispettivamente a Lucca, Pompei e Terme di Caracalla a Roma.